Caso Alina, poliziotti assolti. Paoloni (Sap): «Processi veloci per le forze dell’ordine per ridurre i costi e per una piena legittimazione dell’istituzione»

Il caso della trentaduenne ucraina Alina Bonar Diaciuk, che nell’aprile del 2012 si è suicidata con un cordino della felpa in una camera di sicurezza del commissariato di Opicina, si è concluso dopo sei anni, con l’assoluzione dei nove poliziotti, con la formula ‘il fatto non sussiste’.

«Per ben sei anni i colleghi sono stati disumanizzati sotto il macigno della gogna mediatica, con carriere bloccate e spese legali anticipate – commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – bloccare poliziotti per sei anni, è uno spreco assurdo e non fa bene alla sicurezza. Gli operatori di Polizia hanno bisogno di processi rapidi gestiti dal procuratore generale. Questa – conclude Paoloni – sarà la nostra proposta, non per essere privilegiati rispetto ai cittadini ma, per ridurre considerevolmente i costi e soprattutto per una piena legittimazione dell’istituzione nel proprio lavoro».

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Redazione

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