Saverio Tommasi che attacca Matteo Salvini: la voce di chi (come al solito) non ha capito un… tubo!

Eh già, Saverio Tommasi che dalla ‘penna’ ci sembra un fedele discepolo di Roberto Saviano, ha colpito ancora e lo ha fatto con un post sulla sua pagina facebook, nel quale esprime disappunto e amarezza per il ruolo del leader del Carroccio, Matteo Salvini, in seno al Viminale.

Matteo Salvini Ministro degli Interni, a dire del Tommasi “capo della Polizia”, dovrebbe essere motivo di tristezza per tutti i poliziotti onesti e la gente per bene.

Bene, dopo il suo post infelice, facciamo un po’ di chiarezza. Innanzitutto precisiamo che su tematiche del genere, che vedono coinvolte le forze di polizia, Saverio Tommasi è molto confuso. Lo scorso luglio infatti, in occasione della ricorrenza della morte di Carlo Giuliani, il manifestante no global che durante il G8 di Genova confuse la manifestazione pacifica con il lancio di estintori contro i Carabinieri, scrisse sulla sua pagina facebook un post nel quale dichiarava che quella mattina del 2001, Giuliani, si stava recando in spiaggia. Si, con passamontagna ed estintore. In quel caso, il moralismo ideologizzato del Tommasi, ignorò che nel 2009, la Corte Europea per i diritti dell’Uomo, alla quale i famigliari di Giuliani avevano fatto ricorso dopo il proscioglimento del carabiniere accusato, riconobbe che Mario Placanica (il Carabiniere) agì per legittima difesa con la seguente motivazione: “il militare non è ricorso a un uso eccessivo della forza. La sua è stata solo una risposta a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei colleghi”.
Passiamo oltre e arriviamo al punto. Avere Matteo Salvini Ministro degli Interni, non equivale a Matteo Salvini capo della Polizia. Tommasi, evidentemente, ignora la differenza tra le due funzioni. Il primo è un apparato amministrativo competente per un settore specifico, in questo caso l’ordine e la sicurezza pubblica, con a capo un membro del Governo; il secondo, il Capo della Polizia, è un appartenente all’amministrazione di P.S, un prefetto, con compito di dirigere, rappresentare e garantire il buon andamento dell’Istituzione, in quanto responsabile del Dipartimento Pubblica Sicurezza e di tutte le azioni di Polizia, comprese quelle di Carabinieri e Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria.

Adesso passiamo alla parte più bella.

«I poliziotti onesti, e le persone per bene, non possono che vomitare pensando che Matteo Salvini è anche quello che ha detto “Io sto con i poliziotti” quando quelli del SAP (il sindacato di ultra destra della Polizia italiana) applaudì per cinque minuti – con una standing ovation – gli agenti CONDANNATI per aver ammazzato di botte Federico Aldrovrandi».

Erano decenni che l’Italia attendeva qualcuno che dicesse “Io sto con i poliziotti”, quei poveri disgraziati che per due spiccioli rischiano la vita in strada anche per Tommasi. Partendo dal presupposto che il Sindacato Autonomo di Polizia, sia appunto autonomo, ovvero scevro da appartenenze politiche e senza simboli di partito (o bisogna spiegare la differenza tra appartenenza e tendenza?), bisogna riconoscere anche che Tommasi sia poco (volutamente o non, non lo sappiamo) informato sulla tanto chiacchierata questione ‘applausi’.

La vicenda degli applausi risale all’aprile del 2014, durante il Congresso del Sap, in cui Gianni Tonelli fu eletto Segretario Generale. Il video integrale del congresso, più volte diffuso dal sindacato, spiega la vera natura di quegli applausi, rivolti ad un poliziotto in forza al reparto mobile di Bologna, che in quell’occasione fece un intervento in sala spiegando le pessime condizioni in cui versano i poliziotti e l’apparato della sicurezza.

Il video fu strumentalizzato e dato in pasto a chi, come ha fatto Tommasi, disinforma per una manciata di like.
Ancora: «Matteo Salvini è anche quello che ha detto “Ilaria Cucchi mi fa schifo”. Ilaria Cucchi, a cui l’Italia dovrebbe dedicare invece un monumento in ogni città, per averci spiegato cosa significano resilienza e resistenza nella ricerca della verità».

Resilienza e resistenza nella ricerca della verità significa rispettare i tempi della giustizia e il naturale svolgimento di un processo nell’aula di tribunale e non su facebook come ha fatto Ilaria Cucchi, la quale si è sempre definita vittima di un ‘processo al morto’ quando poi la stessa il processo lo ha fatto alla dignità prima della Polizia Penitenziaria alla quale non ha mai chiesto scusa nonostante l’assoluzione e, in secondo luogo, a quella dei Carabinieri (alcuni padri di famiglia) che ha dato in pasto alla gogna mediatica e agli utenti dei social, diffondendo loro fotografie e definendoli assassini e violenti ancora prima che questi fossero rinviati a giudizio. Questa – ci piacerebbe comprendesse Tommasi – non è ricerca della verità, ma incitazione alla violenza, violazione di assunti costituzionali (art. 27 Cost.) e plagio ideologico mediatico. Quest’ultimo fortunatamente, non sempre si rivela efficace e l’assoluzione dei poliziotti e carabinieri del caso Uva di cui abbiamo scritto ieri, ne è la meravigliosa dimostrazione.

Ancora: «Matteo Salvini è pure quello contro il reato di tortura, contro la sentenza della Corte Europea per il massacro alla scuola Diaz, addirittura contro l’ex capo della Polizia Pansa quando sospese un celerino colpevole di aver sostenuto che quello che aveva fatto alla Diaz l’avrebbe rifatto “altre mille volte”».

Tommasi dimostra di essersi soffermato semplicemente alla denominazione del disegno di legge: tortura. Questo gli basta, non rendendosi conto del vuoto normativo che lo caratterizza e, che, di fatto, non tutela in alcun modo il ‘torturato’, bensì mira essenzialmente a garantire a chi ‘campa’ di processi mediatici, un poliziotto da mandare alla sbarra. Non a caso, promotore di detto disegno di legge, fu l’ex Senatore Luigi Manconi, ex di Lotta Continua (sinistra extraparlamentare), spesso e volentieri immortalato in compagnia di Ilaria Cucchi e del suo avvocato dei media, Fabio Anselmo (avvocato caso Aldrovandi, appunto e Caso Cucchi).

Per quanto riguarda la Diaz, fu contestata la disparità di trattamento, da parte dei vertici, nei confronti dei poliziotti, alcuni per un post su facebook. Perché pur di tutelare la carriera, Alfano e Pansa pensarono bene, sulla scorta degli insegnamenti di Renzi, di essere garantisti e giustizialisti a seconda delle opportunità, servendo sul piatto d’argento due poliziotti, alla platea affamata degli antipolizia.

In ultimo: «Matteo Salvini è anche quello che ha detto che per i migranti “serve una pulizia di massa strada per strada, quartiere per quartiere”». Aiutarli a casa loro, significa essere d’ausilio a questa gente tutelando la loro incolumità senza darli in pasto a trafficanti di essere umani con il rischio di morire in mare. Chi vive in Italia e lavora onestamente, seppur non italiano, non rappresenta una minaccia, bensì un arricchimento. Chi in Italia però viene per delinquere, per spacciare droga, stuprare, è bene che se ne torni da dove è venuto o quantomeno, che sia garantita alla vittima la certezza della pena.

Ecco, non è Matteo Salvini Ministro dell’Interno, il motivo di tristezza di poliziotti e gente onesta ma, chi, come Saverio Tommasi, anche davanti all’evidenza, si ostina a non (voler) capire perché schiavo di un vero e proprio plagio ideologico.

Per Giovani A Destra

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Elena Ricci

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