TSO finisce in tragedia: morto il paziente e ferito gravemente poliziotto. Paoloni (Sap): «Per questi interventi occorre coordinamento»

A Genova questo pomeriggio un trattamento sanitario obbligatorio è finito in tragedia. La polizia è intervenuta su richiesta di una donna che temeva un gesto estremo da parte del figlio 21enne, il quale, alla vista degli agenti ha estratto un coltello da sotto il cuscino, accoltellando un poliziotto ripetutamente. Il collega dell’agente rimasto gravemente ferito e ricoverato in codice rosso, per difenderlo, ha dovuto sparare ferendo il giovane mortalmente.

«E’ il secondo episodio del genere in meno di una settimana» commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), riferendosi a quanto accaduto a Napoli, dove un’aspirante suicida, ha sferrato delle coltellate alla gola di un poliziotto.

«Siamo vicini al collega e speriamo si riprenda quanto prima – continua Paoloni – qui si trattava di un’emergenza sanitaria e non di Polizia. Interventi del genere necessiterebbero di un coordinamento e di protocolli idonei ai quali adeguarsi sotto la supervisione di personale medico che autorizzi ad immobilizzare il soggetto in difficoltà. Anche l’utilizzo di una pistola taser sarebbe stato adeguato. Non ci sarebbe scappato il morto. Non possiamo permettere– conclude Paoloni – che interventi del genere mettano a rischio l’incolumità tanto dell’operatore di Polizia quanto quella della persona che in quel momento è in difficoltà».

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Redazione
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