Accusa poliziotti di averlo pestato, ma le telecamere smentiscono. 28enne a processo per calunnia Paoloni (Sap): «Con le telecamere sulle divise niente falsi processi»

E’ stato fermato dalla Polizia tra l’8 e il 9 novembre, dopo aver dato in escandescenze in un bar. Trattenuto nella sala dei fermati in Questura, il giorno seguente al processo per direttissima, ha accusato i poliziotti che avevano proceduto all’arresto, di averlo pestato, facendosi refertare in pronto soccorso. Fortunatamente, testimoni presenti nel bar e le immagini delle telecamere presenti in questura, hanno smentito le pesanti accuse. Dalle telecamere è emerso che il fermato tirasse calci e pugni alla porta. Azioni compatibili con i lividi che ha riportato. All’uomo, un 28enne straniero, il Pubblico Ministero ha contestato la calunnia.
«Questo è l’ennesimo episodio che dimostra l’importanza di essere dotati di telecamere sulle divise, auto di servizio e celle di sicurezza – commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – è oramai consuetudine diffusa quella di muovere false accuse nei confronti delle forze dell’ordine. I delinquenti – prosegue Paoloni – hanno capito che così facendo, nel processo penale, trasformano gli operatori di Polizia da testi a imputati in procedimento connesso. Questo rende la loro posizione più debole perché devono pensare a difendersi anziché far emergere la condotta criminosa del fermato».
La battaglia per ottenere le telecamere sulle divise, è uno dei punti cardine delle proposte di idonee garanzie funzionali avanzate dal Sap: «i poliziotti che devono affrontare un processo relativamente a presunte condotte tenute in servizio, si vedono bloccare la carriera e gravare sulle loro spalle gli ingenti costi delle spese legali. Ad oggi, accuse del genere sono appetibili per processi mediatici e strumentalizzazioni di propaganda. Con le telecamere sulle divise – al contrario degli identificativi che si prestano a false denunce –, tutto questo può essere evitato, perché le telecamere sono strumento di verità e trasparenza che non perdonano nessuno. Anzi, come in questo caso, rendono onore alle vere verità».

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Redazione
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