Carabinieri

Maida, sequestrato dai Carabinieri Forestali un impianto per materiali inerti

Il Nucleo Carabinieri Forestale di Girifalco ha eseguito un sequestro preventivo d’urgenza, poi convalidato dal gip, dopo accertamenti su scarichi nel fiume Amato, fanghi industriali e opere prive di autorizzazione.

Maida, sequestrato dai Carabinieri Forestali un impianto per materiali inerti
©Illustrazione IA Simona Cavalieri / Forze Armate News

Un impianto di trattamento di materiali inerti è stato sequestrato a Maida, in località Balzano, dai militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Girifalco. Il provvedimento preventivo d’urgenza, disposto nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, è stato successivamente convalidato dal gip del tribunale lametino.

Le verifiche nell’area del fiume Amato

Gli accertamenti sono stati condotti con la collaborazione dell’Ufficio tecnico comunale e hanno riguardato la gestione dell’impianto, situato in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la struttura avrebbe operato senza la prescritta Autorizzazione unica ambientale.

Al centro delle contestazioni ci sono le vasche utilizzate per la decantazione delle acque di lavaggio. I militari le hanno ritenute irregolari e prive di un’adeguata impermeabilizzazione. Da queste strutture, sempre secondo gli accertamenti, le acque reflue sarebbero state convogliate direttamente nel vicino fiume Amato.

  • presunti scarichi di acque reflue di lavaggio nel corso d’acqua;
  • deposito di fanghi industriali direttamente sul terreno;
  • accumulo di materiali inerti la cui provenienza è oggetto di verifica;
  • manufatti realizzati senza i necessari titoli e senza nulla osta paesaggistico.

Fanghi e materiali depositati sul terreno

Nel corso dei sopralluoghi è stato rilevato anche lo stoccaggio non autorizzato di fanghi industriali direttamente sul suolo. L’area è classificata ad alta vulnerabilità idrogeologica. Gli investigatori hanno inoltre esaminato ingenti quantitativi di materiali inerti presenti nel complesso, ipotizzando che una parte possa provenire da scavi e asportazioni non autorizzate effettuati nell’alveo del fiume Amato.

Gli accertamenti hanno riguardato anche alcuni manufatti edilizi costruiti all’interno del comprensorio vincolato. Per le opere sarebbero mancati sia i titoli abilitativi sia il nulla osta paesaggistico. Il sequestro ha quindi interessato l’intero impianto di trattamento, in attesa degli sviluppi dell’indagine coordinata dalla Procura.

L’indagine dopo due arresti in flagranza

L’intervento dei Carabinieri Forestali rappresenta lo sviluppo di un’attività investigativa avviata nei giorni precedenti, quando erano stati eseguiti due arresti in flagranza di reato. Dopo quegli interventi, il pubblico ministero della Procura di Lamezia Terme aveva disposto ulteriori approfondimenti sulla regolarità amministrativa e gestionale della struttura.

Il gestore del complesso aziendale è stato deferito in stato di libertà. Le contestazioni sono ancora oggetto di accertamento e la sua posizione dovrà essere valutata nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Simona Cavalieri
Simona IA Redattrice Carabinieri · Reparti speciali online

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