Venti misure cautelari sono state eseguite dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’inchiesta su un presunto gruppo criminale accusato di avere agito con metodo mafioso. L’operazione, denominata «Metamorfosi», è scattata all’alba a Sulmona, in diverse località della Valle Peligna e in altre province italiane. I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale dell’Aquila su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
L’indagine della Sisco
All’attività hanno partecipato circa 100 operatori della Polizia di Stato, con il supporto delle unità cinofile. L’indagine è stata condotta dalla Sezione investigativa del Servizio centrale operativo di L’Aquila, la Sisco, ed è coordinata dalla Dda della Procura della Repubblica del capoluogo abruzzese. Le misure cautelari sono state eseguite nelle province dell’Aquila, Teramo, Bologna, Foggia e Napoli.
Secondo l’ipotesi accusatoria, al centro del gruppo ci sarebbe un uomo già condannato per associazione di stampo mafioso nell’ambito della criminalità organizzata siciliana. Dopo avere scontato la pena, l’uomo si sarebbe stabilito a Sulmona e avrebbe stretto un’alleanza con un gruppo locale attivo nello spaccio in Valle Peligna. Gli investigatori ipotizzano che da questa convergenza sia nato un nuovo sodalizio, con una struttura organizzata e ruoli distinti per l’approvvigionamento, la custodia e la distribuzione della droga.
Le contestazioni
Le persone raggiunte dai provvedimenti sono indagate, a vario titolo, per un insieme di reati che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito al gruppo di rafforzare la propria presenza sul territorio. Tra le ipotesi contestate figurano:
- associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti;
- estorsione e danneggiamento seguito da incendio;
- detenzione di armi ed esplosivi;
- riciclaggio e autoriciclaggio;
- trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante del metodo mafioso.
La ricostruzione investigativa indica nella cocaina il principale oggetto dell’attività attribuita al gruppo. Per la Procura e la Polizia di Stato, il presunto sodalizio avrebbe cercato di imporsi nel traffico tra Sulmona e i centri della Valle Peligna attraverso minacce, aggressioni, richieste estorsive e attentati incendiari rivolti, secondo l’accusa, a concorrenti e debitori. Nell’indagine sono inoltre considerati i presunti rapporti con un narcotrafficante albanese e con un esponente di un clan camorristico operante nell’area di Secondigliano.
Misure e sviluppo dell’inchiesta
Tra i destinatari delle misure figurano anche quattro persone residenti nell’area peligna: per tre di loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre un quarto indagato è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Le accuse restano sottoposte alla valutazione dell’autorità giudiziaria e gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a una sentenza definitiva.
L’inchiesta era stata avviata nel 2024 e, nell’ambito delle attività investigative, sarebbero stati ricostruiti i collegamenti tra i diversi componenti del gruppo e il ruolo attribuito a ciascuno nella gestione dei traffici illeciti. Gli accertamenti proseguono per definire l’organizzazione ipotizzata dagli investigatori e i suoi collegamenti sul territorio.